Digitalizzazione: Non abbiamo un’anagrafe utile per tutti i comuni ma tutti i comuni hanno un’anagrafe

Siamo un paese strano e affascinante.

Viviamo di cose particolari e riusciamo a sorprendere gli altri, ma anche noi stessi, e forse è proprio questo il bello del nostro paese, della nostra gente.

Dopo decine di miliardi di euro investiti nei più stravaganti sistemi informatici tremiamo se, per due ore, Google stacca la spina. Non leggiamo più la posta elettronica, non possiamo fare meeting e i nostri siti promozionali si bloccano perché i video youtube sono, ormai, la nostra vetrina sul mondo.

 

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Due anni fa quando ero Capo della Segreteria Tecnica del MIT facemmo una intensa corsa per preparare un piano con l’intento di far ripartire l’edilizia italiana.

L’idea era quella di organizzare un efficiente sistema informativo per contenere i progetti di efficientamento, energetico e sismico, ed utilizzare i fondi che quasi nessuno utilizzava sul Sisma e sull’Eco Bonus.

Servivano “solo” cento milioni di euro e li avevamo anche trovati ma, in una notte, ci fu un taglio secco alla legge di bilancio 2018 e il progetto svanì. Noi del gruppo delle Segreterie Tecniche dei Ministeri rimanemmo delusi, ma sapevo che prima o poi qualcuno avrebbe capito le potenzialità dell’idea. Quando ho letto che la nostra idea era un “cavallo di battaglia“ per il rilancio dell’economia sono rimasto sorpreso ma contento. Non ci sono tutte le cose che avrei voluto ci fossero ma va bene così. La forza di chi ha rivalutato l’idea è tale che l’85% di credito è lievitato a dismisura ed ha addirittura superato il limite del 100% fino ad un inimmaginabile 110%. Ottimo!

Certo, i tempi non sono dei migliori per investire in edilizia. Ci si muove molto difficilmente. Discutere in tre è assembramento, figuriamoci lavorare in un cantiere, su una impalcatura, per montare un pannello solare o uno di questi nuovi cappotti portanti che migliorano efficientamento sia sismico che energetico.

Per fare bene e presto, però, bisogna organizzare il lavoro.

Bisogna sapere con massima precisione cosa fare, far arrivare i materiali giusti, gli impianti adeguati e montarli con grande professionalità. Il BIM finalmente sarà digerito dai tecnici che hanno voglia di imparare e anche da quelli che rimpiangono ancora china e lamette di quando i disegni si facevano sul tecnigrafo che rubava la metà dell’ufficio insieme a fogli catastali e quelli IGM. Il Cloud comincia la sua inesorabile e pressante marcia verso la condivisione del dato e dell’informazione. I tablet di nuova generazione abbandonano il design figo e sottile, amato dagli uomini di marketing, per assumere sembianze più robuste e corazzate dato che devono seguire i tecnici ma anche l’impiantista sul posto di lavoro.

Una volta si portava acqua e corrente in cantiere, oggi serve avere anche un ottimo WiFi e le prime cose che si montano sono le telecamere che dovranno registrare tutto.

Saremo in grado di sapere dove passa l’impianto, che tipo di attacco è stato utilizzato prima di coprirlo con l’intonaco o col pavimento e così via perché poi, quando ci sarà da fare manutenzione, potremo intervenire con precisione chirurgica. Insomma, credo che finalmente le maestranze possano competere tra loro non più con muscoli o sconti nella busta paga, ma con la conoscenza di strumenti innovativi armi di maestranze che, invece della betoniera e della forza bruta, si distinguono con il joystick di un drone o usando un laser per misurare distanze e spessori.

Mentre tutti ci stiamo organizzando mettendo in campo nuovi software e strumenti ragionando su come IoT possa finalmente fare il suo esordio, assisto ad un cambio epocale dell’industria. In pochi mesi la Ferrari, da produttore di auto, diventa produttore di mascherine prima e di siringhe poi.

Ma cosa sta accadendo? Una siringa Ferrari? Sogno o son desto?

Sta cambiando davvero tutto, tutto si modella in un mondo che è diventato surreale e difficile da capire. Penso a come debba cambiare l’industria edile. E’ arrivato davvero il momento in cui l’edilizia cresca e lasci l’asilo, dove ormai finge di innovarsi dallo scorso millennio, per andare non alle elementari o alle medie ma, finalmente, all’università. Penso a come quel tipo di industria possa convertirsi in qualcosa di più efficiente. Penso che, come Ferrari, anche la manifattura nazionale possa dedicarsi ad un mondo nuovo che sta cambiando.

Siamo o non siamo il paese della manifattura, del design, del buon gusto e della sismica?

Una volta l’informatica in Italia valeva qualcosa. Avevamo Olivetti che, con il mitico M20, anticipava tutti e con l’M24 dava un sonoro ceffone al PC IBM d’oltreoceano.

Ma (purtroppo c’è spesso un ma) ci siamo fatti incantare dai prodotti americani. Americano, negli anni ’80, era figo. Tutto quello che arrivava da oltreoceano faceva tendenza, ma gli americani guardavano all’Asia per la produzione dell’hardware. Il software no, quello se lo sono tenuti stretto e lo hanno finanziato tanto. E’ esploso internet, che era lì dagli anni ’60, ed ha sconvolto l’economia. Da Microsoft a Google il passaggio è stato breve. Gli investimenti in questi settori hanno cambiato l’economia del mondo e oggi la governano più dei governi stessi. Qualcuno ha pensato di far diventare i magazzini un oggetto informatico. Click e AMAZON fa capolino. Altri hanno pensato che le cose vecchie ed usate avessero un valore. Ecco a voi EBAY. Insomma, quando qualcuno investe in un settore, se gli investimenti hanno un senso e soprattutto se la politica, quella che decide le regole ma anche la direzione da seguire, fa le scelte giuste, si ottengono risultati davvero eccezionali, a volte epocali.

Mentre riflettevo su tutto quello che sta accadendo mi accorgo che migliaia di progetti che forse nessuno credeva finanziabili stanno vivendo il loro momento migliore nel PNRR e vedo che decine e decine di miliardi di euro possono essere investiti in progetti innovativi basati sul digitale e in ICT. Penso a come 100 milioni, che erano una cifra enorme e irraggiungibile per il governo 2 anni fa, oggi siano briciole, molto meno dello sconto che nelle gare di appalto si farà agli oltre 40 miliardi del capitolo Digitale.

Penso a come si possa passare da 7 a 40 in pochi mesi.

È noto che sono 7 i miliardi di euro che mediamente l’Italia spende in ICT ormai da tanti anni e che, dobbiamo dire, non hanno portato a granché. Non ricordo un progetto che sia degno di essere portato ad esempio. Ci eccitiamo parlando di SPID, IO e qualche app di secondo ordine negli store Google o Apple. Questo mi lascia molto pensieroso su come si sia mossa la politica innovativa.

Eppure, in Italia è nata l’idea di comprimere i dati e, oggi, l’idea di un matematico è alla base di YouTube, Netflix, Sky, Spotify e tutto il mondo dell’intrattenimento online. Penso che nel 2000 un gruppo di scienziati hanno pensato di mettere sullo Shuttle un sensore ed hanno fatto il primo modello 3D del globo (SRTM) ad alta risoluzione e ancora oggi, a distanza di 20 anni, nessuno ha mai sfruttato quell’idea. Preferiamo che le mappe del nostro paese siano gestite in California o in Olanda. Tutto questo perché non esiste una idea di dove si voglia arrivare ma si segue l’onda del momento.

Penso che tutti questi fondi allora siano troppi. Troppi, attenzione, se gestiti come abbiamo fatto fino ad oggi. La stima di ritorno degli investimenti ICT in Italia vede un passivo di oltre 7 miliardi ed un attivo che si stima sotto i 2. Significa che spendiamo 7 per avere 2, una cosa inammissibile. Si fanno portali con milioni di euro che nessuno utilizza. Facciamo migliaia di software simili ma non ne facciamo uno che sfondi e vada oltre i nostri confini.

Se l’Italia decide di investire in ICT una cifra 400 volte quella che avrebbe messo in moto Eco & Sisma bonus deve esserci una politica, una visione, altrimenti con quei 40 miliardi faremo solo acquisti in rete su cataloghi statunitensi, francesi, tedeschi e inglesi.

La mappatura della pandemia è stata gestita con software americani ma l’Italia ha sviluppato il sistema GIS utilizzato nel 2010 durante l’emergenza di Haiti, perché lo avevano visto in funzione durante il G8 dell’Aquila e voluto perché definito “amazing” dalle intelligence militari.

Bene, mi sembra chiaro che fare un ragionamento sensato sia definire cosa fare, dove arrivare e come coordinarsi. Questo è l’ABC di quello che la politica deve fare.

Non abbiamo un’anagrafe utile per tutti i comuni ma tutti i comuni hanno un’anagrafe.

Non abbiamo un sistema di contabilità o di protocollo, ma tutti gli uffici hanno la contabilità e il protocollo.

Quando dobbiamo scambiare dati tra pubbliche amministrazioni c’è la privacy, c’è la privacy per l’APP IMMUNI (ho promesso di non parlare più di IMMUNI) ma poi ci registriamo su IO ed in 3 giorni superiamo gli utenti IMMUNI di mesi dando tutte le nostre informazioni personali e anche i dati delle nostre carte di credito, il nostro IBAN e altro ancora. Quando ci sono in ballo vantaggi economici tutto cambia, anche la privacy.

Possiamo invece pensare che la manifattura, di cui siamo leader mondiali, possa essere innovata seguendo un serrato programma che ci veda coinvolti nella Hyperautomation che sarà il futuro dell’industria, della produzione e delle realizzazioni che si faranno nel prossimo futuro.

Due anni fa scrivevo di Industria 5.0 pensando che si concretizzasse nel 2030.

Credo che la crisi che ci sta attanagliando e la reazione che possiamo avere possa anticipare i tempi.

Cosa dire.

Siamo un paese strano e affascinante.